lunedì 11 febbraio 2008

La filosofia

RICERCHE A CURA DI D. PICCHIOTTI


Il pensiero filosofico è nato in Grecia all’incirca nel VII secolo avanti Cristo. La filosofia è amore per la conoscenza, intesa quale padronanza profonda della materia per effetto dell’esperienza. Contrariamente alla sapienza che prevede un processo d’indottrinamento sterile, provoca cultura senza esperienza, limitando, annullando l’utilità sociale. Nell’insegnamento, una didattica rigida che vede il docente fare sfoggio della sua sapienza enciclopedica, ripetitiva nella forma, distaccata dal tessuto sociale dell’auditorio, si contrappone alla filosofia dell’insegnamento. Questa ultima, è intrisa d’amore per la materia e per la natura umana nella sua interezza. L’insegnante gesticola, si muove, osserva attentamente i suoi allievi e si integra con l’auditorio divenendo un tutto uno. Affascina, interessa, incuriosisce e con la sua estrema padronanza della materia utilizza sassi, ciotole, autostrade, luoghi comuni, frammenti di vita quotidiana per creare esempi e corridoi mentali strettamente aderenti, connessi alla realtà. La terminologia si fa tecnica con gradualità, conquistando la strada maestra per la sua vita nel tempo, l’interesse, la passione. Solca profondamente le menti utilizzando come aratro i suoi contenuti utili, intelligenti e soprattutto equilibrati, integrati come il suo possessore. Alla domanda: chi insegna all’insegnate ad insegnare? La risposta è: la filosofia, l’amore per la conoscenza. Un uomo scarsamente, insufficientemente capace di amare non sarà mai un buon insegnante, così come un buon padre sarà maestro di vita dei propri figli solo se li amerà incondizionatamente, da adulto.

Prima del VII secolo avanti Cristo, quando Talete di Mileto iniziò a non utilizzare il mito, ma la ragione per rispondere alle domande fondamentali della vita umana, gli uomini immaginavano fantastiche storie, utili per rendere comprensibili gli avvenimenti ed i fenomeni fisici. Si riteneva che il monte Olimpo fosse la dimora degli Dei e che ogni fenomeno naturale dipendesse dalla loro volontà. I filosofi nel tempo hanno offerto il loro contributo per ricercare la verità attraverso la ragione e non il mito; la filosofia è l’amore per la conoscenza razionale, logica della verità. Le tappe fondamentali dello sviluppo del pensiero umano sono cinque, divise in fasi:

NATURALISTICA, METAFISICA, TEOLOGICA, EMPIRICA, POSITIVISTA.

Fase Naturalistica

Una leggenda racconta che in una notte stellata, Talete passeggiava osservando le stelle e cadde in un pozzo. Una graziosa serva che assistette all’incidente si divertì a prenderlo in giro: “Ti appassioni tanto alle cose del cielo e ti sfuggono quelle che hai davanti, non vedi la terra sotto i tuoi piedi”. In seguito Talete dimostrò la reale utilità nell’osservazione della volta celeste. L’osservazione degli astri nel periodo invernale, consentì di prevedere un’eccellente annata per la raccolta delle olive. Prese in affitto tutti i frantoi nei dintorni ed al momento del raccolto guadagnò forti somme affittandoli a sua volta. Questo racconto contiene l’essenza della filosofia, non è astratta, lontano dalla realtà ma aderente ai problemi concreti della vita di tutti i giorni.

I naturalisti si occuparono della natura che è all’origine di tutte le cose. Talete sosteneva che l’acqua fosse all’origine di tutte le cose, la disidratazione corrisponde alla morte; tutto ciò che vive è pieno d’acqua. Nella fase naturalistica manca l’introspezione umana, la ricerca delle grandi risposte. Altri filosofi hanno proposto vari punti di vista. Anassimandro sosteneva che un essenza indefinita era in grado di assumere tutte le forme che passiamo vedere nel mondo. Per Anassimene l’aria è all’origine di tutto, condensandosi e rarefacendosi caratterizza acqua, terra e fuoco.

Eraclito di Efeso, successo ai naturalisti era soprannominato “l’oscuro, per le sue complicatissime affermazioni, utilizzava aforismi, affermazioni apparentemente contraddittorie. L’intera realtà è mutevole, tutto scorre e cambia; non è possibile bagnarsi più volte nello stesso fiume con la medesima acqua. Ogni realtà al tempo stesso è e non è. Una poesia più vicina ai nostri tempi esprime con forza questo concetto, ed è subito sera: “Ognuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole ed è subito sera”. La nascita, la vita ed il suo termine, tutto scorre, anche il raggio di sole, comune denominatore di tutti. Questa filosofia esalta la gioia per la vita, nasconde un monito imperativo: non avere paura di vivere. Godi il tuo sole e quando sarà sera non avrai paura di morire.

La natura per Eraclito è questo continuo passaggio da un contrario all’altro, essere e non essere, moto e quiete, sole e sera, un divenire perpetuo di tutte le cose. Oltre questo contrasto degli opposti, esiste una armonia universale: le cose si oppongono solo se pensate con superficialità, un’analisi profonda del mondo e delle cose evidenzia che esse sono una realtà unica ed integrata. La fine è il principio del cerchio, l’amore e l’odio sono un unico sentimento, una strada in salita è una strada in discesa, basta voltarsi. Esistono persone che accumulano ricchezze e non godono la vita, osservano solo l’ascesa. Basterebbe fermarsi a riflettere ed avere il coraggio di voltarsi, per scoprire una meravigliosa strada in discesa.

Si contrappone al pensiero di Eraclito un altro grande filosofo: Parmenide di Elena. Per Parmenide il mondo non muta, non cambia mai, se cambiasse non sarebbe: “L’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere”. Attraverso questo pensiero il pensiero e l’essere coincidono e gli uomini possono pensare solo ciò che esiste.

Empedocle cercò, così come altri filosofi di conciliare le idee di Eraclito e Parmenide, enunciando che il divenire fosse condizionato dal combinarsi di quattro elementi eterni ed immutabili: “Acqua, aria, terra e fuoco. Anassagora ipotizzava particelle divine generatrici della vita in natura ed infine Democrito fu il primo uomo a pensare all’universo quale infinita composizione di unità elementari indivisibili dalla cui unione tutto può trasformarsi. (queste particelle oggi sono nominate atomi).

I Sofisti, la cui traduzione è sapienti (V secolo a. C.), iniziarono a centralizzare l’attenzione sull’uomo e la sua vita sociale. Erano bravi pensatori, bravi oratori ma poco concludenti nella sostanza. Per i sofisti ritenevano che la verità non esiste e che per questo motivo ogni opinione fosse sostenibile. Attraverso la loro abilità di parlatori e per mezzo della retorica, rendevano verosimili idee apparentemente assurde e sconfusionate “relativismo”. I sofisti insegnavano ai giovani ricchi greci, a prevalere nelle discussioni pubbliche contro avversari politici, per l’ascesa al potere. Tra i Sofisti più espressivi: Protagora “l’uomo è la misura di tutte le cose” la verità è soggettiva e diversa da individuo ad individuo, concetto molto attuale, soprattutto per comprendere i fisiologici diversi punti di vista tra persone e società. Gorgia da Lentini, da cui si avvia il nichilismo, approfondì questo concetto sostenendo che l’essere stesso non esiste. Se esistesse non sarebbe conoscibile e se fosse conoscibile non sarebbe comunicabile, in altre parole: nulla è davvero e nulla è importante.

Il primo grande filosofo della storia fu Socrate, per Socrate l’uomo non è né buono ne cattivo, se non fa il bene è perché non lo riconosce. Quando compie un atto malvagio non è in grado di riconoscerlo. Concetto condiviso dalla moderna psicologia, secondo la quale il male è una forma di squilibrio psichico. Socrate si contrappone al relativismo sofistico. “So di non sapere” diceva stupendo il suo auditorio, fortissima provocazione intellettuale. Socrate era un magnifico oratore, raffinato ed ironico, metteva in dubbio le certezze della gente, invitandola a riflessioni meno superficiali riguardo vita e valori, dimostrava i punti deboli delle tesi correnti. Definito il più sapiente degli uomini dall’Oracolo di Delfi, riteneva di fare nascere la verità nelle persone che dialogavano con lui, l’uomo è felice quando la sua anima gioisce ed è virtuosa. Fu poco gradito dai cittadini e sul finire del V secolo a. C. Lo condannarono a morte. Socrate ebbe l’opportunità di fuggire dal carcere poco prima della sua esecuzione, ma preferì rispettare le leggi dello stato. Coerente fino alla morte, ha difeso l’etica e la morale fino all’estremo sacrificio.

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